mercoledì 5 ottobre 2011

OSPEDALI, MEDICI SOTTO DENUNCIA

Mentre negli ambienti politici continua la grottesca pantomima sul nuovo ospedale di Pordenone dai nosocomi già esistenti arrivano notizie non proprio tranquillizzanti. Per il momento siamo all'allarme ma, avanti di questo passo, tra poco sarà emergenza. Difficoltà a reperire medicinali (Cro), carenze d'organico (Sacile), reparti dismessi (Maniago). I segnali più inquietanti arrivano dal civile di Pordenone e da S.Vito, dove lamentano penuria di chirurghi e anestesisti tanto da dover ricorrere all'ingaggio di sostituti nel Veneto e al turn over interprovinciale. Le cause della crisi sono in gran parte fisiologiche (pensionamenti, trasferimenti, stress da corsia) ma c'è una new entry, molto insidiosa, di natura patologica: la proliferazione del contenzioso giudiziario tra pazienti e medici ospedalieri. Tutto parte dal concetto di salute, anzi, dalla sua deformata percezione. Ognuno di noi vorrebbe star sempre bene e, se malato, guarire, sennonchè da questa legittima aspirazione siamo passati alla pretesa: dal diritto a essere curati al diritto di guarire dimenticando che la medicina è una scienza che va avanti per esperimenti che salva tante vite, ma non tutte, insomma che è fallibile. Da qui una conflittualità che, per essere normale, dovrebbe riguardare solo gli errori conclamati o sospetti, mentre ha assunto un andazzo indiscriminato e rischia di mandare in tilt i già delicati meccanismi dei reparti esposti. Passino le cause civili, che investono aspetti di carattere economico, ma il ricorso strumentale alle denunce penali no. Per chi le fa altro non sono che il modo per forzare il risarcimento materiale, per il medico sotto processo rappresentano, invece, una ferita professionale e morale difficilmente elaborabile. Non c'è da stupirsi, dunque, se nelle sale operatorie qualcuno comincia a chiedersi chi me lo fa fare.
 
Gazzettino 04/10/2011

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