Onnivora, così l'ha definita uno degli organizzatori, e pordenonelegge.it effettivamente è una manifestazione onnivora che mette in tavola i prodotti letterari offerti dal mercato, senza distinzioni di genere, provenienza e fama, purchè commestibili. Onnivora anche con gli spettatori, perchè li ingurgita tutti, lettori, simulatori, trogloditi, appassionati e presenzialisti, purchè ci siano. Così è stata anche quest'ultima edizione, imbandita, divorata e digerita in cinque giorni di kermesse che hanno arrossato i gomiti dei tanti postulanti un posto a capotavola o in prima fila. Emblematiche, in proposito, le immagini del plotone delle autorità cittadine schierato sul palco del Verdi a godersi impettito il bagno di folla della prima preparato per altri e quelle delle sale degli eventi, tutte, ma proprio tutte intasate, sudate e plaudenti. Insomma, un successone. Ora, non per rovinare la festa, che tanto è passata e neanche il fortunale l'ha interrotta, ma qualcosa da ridire su alcune pietanze c'è. Ad esempio, sulla cronica indignazione del vecchio giornalista con la barba bianca che fa il paio con i rimbrotti al mammismo dello psichiatra dai pullover pastello, tutte cose stracotte e servite cento volte in televisione. Nemmeno è parso un gran piatto quello del figlio che, per procura, racconta l'opera del padre. Per non dire degli imbarazzi degli incontri dibattito, dove il rebus è: come si fa a discernere il peggio tra le domande comiche della platea e le riposte tragiche degli autori? Poi, disagio dei disagi, la scoperta che, dentro quei chioschi dove sono in vendita i prodotti simbolo della festa, si paga a prezzo pieno quello che si trova scontato nelle librerie accanto.
Da estimatore di pordenonelegge.it posso far osservare che onnivora non è propriamente sinonimo di abbuffata bensì di duttilità selettiva(Gazzettino PN del 20/09/2011)