martedì 11 ottobre 2011

GUERRA CIVILE IN PIAZZA

Nella Roma guerriera e repubblicana, le poche volte in cui capitava un periodo di pace, il nemico se lo inventavano e si tornava alla guerra. Non lo facevano per sport, ma per politica: il nemico comune alle porte zittisce il nemico dentro casa. La riprova arrivava quando non trovavano nessun popolo da sottomettere: nella città in ozio scoppiava immancabile una guerra civile. Nel suo piccolo, ma proprio piccolo, anche Piazza Risorgimento a Pordenone vive le stesse dinamiche. Scemato lo spauracchio dello straniero, lo spirito unitario contro il nemico invadente evapora e i risorgimentini scoprono di non essere un popolo monolitico, ma diviso in fazioni, con idee diverse sul governo della piazza. In ballo interessi legati alla vita quotidiana dei residenti che chiedono più calma e dei commercianti che vorrebbero più movimento. Con dei distinguo di un gruppo di residenti, su cosa tollerare (grandi eventi) e quello che proprio non va (mercatini), che non risolvono il problema di fondo della inconciliabilità delle due aspettative: una domestica, l'altra di bottega.
      Non a caso, la nuova osteria Verdi si è vista intimare dai coinquilini del palazzo lo sgombero dei tavoli nel sottoportico prima ancora di aver servito il pasto inaugurale. Questo il destino, in tempo di pace, di una piazza che gli uni vorrebbero giardino e mai lo sarà e gli altri la Via Condotti di Pordenone, ma è un sogno. Meglio per i risorgimentini imitare i romani ed, al primo pretesto, reinventarsi il pericolo straniero: un po' di sana xenofobia è il collante giusto per ricompattare le frange e prevenire le tarmature interne.

mercoledì 5 ottobre 2011

OSPEDALI, MEDICI SOTTO DENUNCIA

Mentre negli ambienti politici continua la grottesca pantomima sul nuovo ospedale di Pordenone dai nosocomi già esistenti arrivano notizie non proprio tranquillizzanti. Per il momento siamo all'allarme ma, avanti di questo passo, tra poco sarà emergenza. Difficoltà a reperire medicinali (Cro), carenze d'organico (Sacile), reparti dismessi (Maniago). I segnali più inquietanti arrivano dal civile di Pordenone e da S.Vito, dove lamentano penuria di chirurghi e anestesisti tanto da dover ricorrere all'ingaggio di sostituti nel Veneto e al turn over interprovinciale. Le cause della crisi sono in gran parte fisiologiche (pensionamenti, trasferimenti, stress da corsia) ma c'è una new entry, molto insidiosa, di natura patologica: la proliferazione del contenzioso giudiziario tra pazienti e medici ospedalieri. Tutto parte dal concetto di salute, anzi, dalla sua deformata percezione. Ognuno di noi vorrebbe star sempre bene e, se malato, guarire, sennonchè da questa legittima aspirazione siamo passati alla pretesa: dal diritto a essere curati al diritto di guarire dimenticando che la medicina è una scienza che va avanti per esperimenti che salva tante vite, ma non tutte, insomma che è fallibile. Da qui una conflittualità che, per essere normale, dovrebbe riguardare solo gli errori conclamati o sospetti, mentre ha assunto un andazzo indiscriminato e rischia di mandare in tilt i già delicati meccanismi dei reparti esposti. Passino le cause civili, che investono aspetti di carattere economico, ma il ricorso strumentale alle denunce penali no. Per chi le fa altro non sono che il modo per forzare il risarcimento materiale, per il medico sotto processo rappresentano, invece, una ferita professionale e morale difficilmente elaborabile. Non c'è da stupirsi, dunque, se nelle sale operatorie qualcuno comincia a chiedersi chi me lo fa fare.
 
Gazzettino 04/10/2011

martedì 4 ottobre 2011

VIALE MARCONI NON SARA' MAI UN SALOTTO BUONO

Prima viale Trento, poi piazza Risorgimento, adesso piange viale Marconi. E dopo Viale Marconi? È comprensibile che i commercianti del posto protestino per difendere i loro interessi (quando mai i commercianti non si lagnano?). Si può anche capire che gli esponenti della lista "Il Ponte", per far vedere che ci sono, battano un colpo (che c'è di più tosto di una dimostrazione di strada?). Quello che non è chiaro è cosa vorrebbero fare di viale Marconi. Per chi non lo sapesse, occorre ricordare che viale Marconi è sempre stata un'arteria di grande traffico. Prima della realizzazione della circonvallazione nord, era addirittura un tratto urbano della Pontebbana, poi è rimasta una delle strade principali di accesso e regresso dalla città, da ultimo è diventata un cruciale segmento a senso unico del ring. I palazzi costruiti negli anni '60 ai lati della via nel loro grigiore architettonico, rispecchiano la sua vocazione di strada di servizio. Residenti e commercianti che, nelle varie epoche, si sono insediati nella zona, sapevano quel che trovavano e quel che dovevano aspettarsi. Dunque e per favore, non si vada in giro a parlare di 'centro' o di 'bei tempi andati', come se viale Marconi avesse un passato di vetrine alla moda e nugoli di signore a passeggio. Tantomeno si nutrano illusioni di trasformare un corridoio in un salotto: è contro le leggi della fisica. Di una sola cosa si può dare atto: con il ring, la circolazione si è incattivita ed i parcheggi sono diminuiti. Ben venga, quindi, qualche accorgimento per migliorare la situazione ma, da qui a rivedere il ring, come reclamano i protestatari, c'è di mezzo l'intero assetto viario della città e, soprattutto, la certezza che il problema non lo si risolve spostando il traffico da viale Marconi alla via accanto, perchè così si sposterebbe il problema.
 
Gazzettino 28/09/2011

mercoledì 21 settembre 2011

LIBRI, LA GRANDE ABBUFFATA

Onnivora, così l'ha definita uno degli organizzatori, e pordenonelegge.it effettivamente è una manifestazione onnivora che mette in tavola i prodotti letterari offerti dal mercato, senza distinzioni di genere, provenienza e fama, purchè commestibili. Onnivora anche con gli spettatori, perchè li ingurgita tutti, lettori, simulatori, trogloditi, appassionati e presenzialisti, purchè ci siano. Così è stata anche quest'ultima edizione, imbandita, divorata e digerita in cinque giorni di kermesse che hanno arrossato i gomiti dei tanti postulanti un posto a capotavola o in prima fila. Emblematiche, in proposito, le immagini del plotone delle autorità cittadine schierato sul palco del Verdi a godersi impettito il bagno di folla della prima preparato per altri e quelle delle sale degli eventi, tutte, ma proprio tutte intasate, sudate e plaudenti. Insomma, un successone. Ora, non per rovinare la festa, che tanto è passata e neanche il fortunale l'ha interrotta, ma qualcosa da ridire su alcune pietanze c'è. Ad esempio, sulla cronica indignazione del vecchio giornalista con la barba bianca che fa il paio con i rimbrotti al mammismo dello psichiatra dai pullover pastello, tutte cose stracotte e servite cento volte in televisione. Nemmeno è parso un gran piatto quello del figlio che, per procura, racconta l'opera del padre. Per non dire degli imbarazzi degli incontri dibattito, dove il rebus è: come si fa a discernere il peggio tra le domande comiche della platea e le riposte tragiche degli autori? Poi, disagio dei disagi, la scoperta che, dentro quei chioschi dove sono in vendita i prodotti simbolo della festa, si paga a prezzo pieno quello che si trova scontato nelle librerie accanto.
      Da estimatore di pordenonelegge.it posso far osservare che onnivora non è propriamente sinonimo di abbuffata bensì di duttilità selettiva

(Gazzettino PN del 20/09/2011)