giovedì 23 dicembre 2010

DA SARAH A YARA, SE IN TV C'E' LA SAGA DELL'HORROR

Non so voi, voi pordenonesi intendo, io penso che le televisioni stiano passando il segno. Ieri, l'invereconda fiera di Avetrana, con le tv di Stato affaccendate due mesi a sgomitare con le emittenti private per un posto sul marciapiede davanti a casa Misseri e i conduttori di talk show infervorati a spacciare come dovere d'informazione la sequela di illazioni e psico-ciance inscenata con gli ospiti di turno sui miserabili intrecci familiari da cui è scaturito l'omicidio di Sarah, salvo dimenticare la povera vittima dietro le quinte. Oggi, mille chilometri più a nord, in un paesino del bergamasco, le stesse tv stanno allestendo i bivacchi di fronte alla casa e alla palestra di Yara, un'altra inerme ragazzina sparita senza tracce e, ancor prima di sapere quale sia la sorte toccatale, sguinzagliano, giorno dopo giorno, telecamere e microfoni a rovistare nei paraggi sperando di arrivare prime sul luogo dell'irreparabile, fare lo scoop e incassare l'audience. Non so voi, sempre voi pordenonesi intendo, io penso che, se quelle immagini non scompaiono dagli schermi da sole, tocchi a noi dire basta, cambiare canale e spegnerle. Perderemo una puntata della saga horror, ma guadagneremo qualche punto nella qualità della vita.


Giorgio Coden

mercoledì 17 novembre 2010

DELITTO DI AVETRANA: IL BUIO DOPO LA TENEBRA

Ci sono volute le ordinanze di sgombero per schiodare le telecamere dal buco della serratura di casa Misseri.E un divieto d'accesso per fermare i pullman di guardoni che facevano tappa ad Avetrana per il week-end. Non è bastato. Questo per la sagra di paese, peraltro dura a morire visto l'assortimento di telecamere e microfoni che ancora si aggirano nei paraggi. Poi c'è la sagra madre, quella nazional-popolare allestita e tuttora in corso nei salotti Rai e Mediaset, dove non ci sono nè ordinanze né pudori che trattengano i conduttori dal menare la solfa ipocrita del dovere d'informazione e gli ospiti di turno dal cazzeggiare con battibecchi, risate, illazioni e psicociance. Niente cronaca, inchiesta o analisi, solo fregola di rovistare tra le pieghe morbose di una morte, con la vittima dimenticata dietro le quinte. E noi spettatori seduti con loro, noi guardoni dell'orrore, noi complici degli esibizionisti d'ogni risma, noi che gonfiamo gli indici di ascolto delle trasmissioni che mestano nel macabro, noi parte indispensabile degli show che diciamo di non volere ma che guardiamo ogni sera,noi che se ci rimane un barlume di decoro dobbiamo dire basta,cambiare canale e spegnerli. Sì, perchè a noi i risvolti e retroscena del delitto di Avetrana,palesi od occulti che siano, nulla hanno da dirci che già non sappiamo.Siano stati uno, due, tutta la famiglia, lo abbiano fatto in garage,in cantina, nel tinello, abbiano usato una corda, una cintura, le mani, sia accaduto per sesso, ripicca o sbaglio, nulla si aggiungerà e toglierà al senso di squallore e miseria morale che impregna i meandri familiari in cui è covato il proposito omicida. Nessun colpo di scena giudiziario potrà colmare il vuoto della ragione, rendere meno sterile il deserto di sentimenti che stanno dietro l'uccisione di un' innocua quindicenne. E da nessuno di quei talk show, dove tanto si dilettano a frugare nella tenebra di menzogne, contraddizioni e meschinerie spacciate a destra e manca dai protagonisti della tragedia, verrà un spiraglio anche piccolo di luce, solo altro buio, buio pesto per la nostra dignità.

Giorgio Coden